Signore, salvami!

La liturgia ci fa fare esperienza della capacità di riconoscere Dio, Signore della storia, che si manifesta nella vita quotidiana.

Questo episodio di Matteo è letto tradizionalmente all’insegna della poca fede di Pietro nella parola di Gesù, monito per tutti i pastori che verranno e si troveranno a navigare nelle acque impetuose della storia. Non dobbiamo spaventarci per la poca fede dei pastori, perché tutti abbiamo poca fede in Gesù. Infatti non sono loro che ci salvano, ma Gesù.

 

Gesù vuole congedare la folla da solo. Forse avrà avuto un’ultima parola da dire che non voleva che i suoi discepoli ascoltassero. Il racconto lo lascia solo intuire. Gesù ha dovuto costringere i discepoli a salire sulla barca per precederlo.

 

La situazione è delineata in modo simbolico: c’è un forte vento contrario che si oppone all’andare dei discepoli e la piccola barca è sballottata dalle onde; inoltre siamo di notte e si vede poco o nulla.

 

Gesù cammina sulle acque, simbolo del suo dominio sulla natura, così come la moltiplicazione dei pani appena avvenuta aveva fatto intuire.

 

I discepoli sono spaventati da questo potere di Gesù che si manifesta in forme inusuali. E’ la parola di Gesù che infonde coraggio nel cuore impaurito dei discepoli. E’ una parola efficace che è testimoniata dalla fiducia di Pietro che vuole raggiungerlo sulle acque.

 

Gesù non si oppone a questo desiderio di Pietro, anzi glielo comanda (il verbo greco è un imperativo). Pietro però commette l’errore di guardare agli effetti del vento e distoglie lo sguardo da Gesù, che invece avrebbe dovuto guardare negli occhi tenendo lo sguardo fisso su di lui. E’ lo stesso di quello che può accadere in montagna su una parete ripida: se si guarda in basso, verso il burrone, possono venire le vertigini. Occorre invece guardare sempre in alto, per non farsi prendere dalla paura.

 

Pietro ha paura, tuttavia la sua fede in Gesù non viene meno e lo prega di salvarlo. Gesù lo aiuta a non smarrirsi, prendendolo per una mano, segno che a volte la parola non è sufficiente, ma occorre un tocco più personale per vincere la paura e il dubbio.

 

Ora il vento cessa. Il racconto non dice se per merito di Gesù o se la tempesta si è esaurita da sola, avendo scaricato la sua forza. Certo ora che Gesù è vicino tutto si pacifica. Di fronte a tanta potenza i discepoli riconoscono che Gesù è veramente il Figlio di Dio, come farà il centurione sotto la croce (27,54) vedendo il terremoto e i morti risuscitare. Ancora una volta la potenza di Gesù che si manifesta fa sorgere la fede in chi supera la paura e riconosce nell’evento la presenza di Dio.

 

 

 

10 agosto 2014 - XIX Domenica del tempo ordinario - Anno A

 

Matteo 14,22-33

 

Dopo che la folla ebbe mangiato, 22 subito Gesù costrinse i discepoli a salire sulla barca e a precederlo sull’altra riva, finché non avesse congedato la folla. 23 Congedata la folla, salì sul monte, in disparte, a pregare. Venuta la sera, egli se ne stava lassù, da solo.

 

24 La barca intanto distava già molte miglia da terra ed era agitata dalle onde: il vento infatti era contrario. 25 Sul finire della notte egli andò verso di loro camminando sul mare. 26 Vedendolo camminare sul mare, i discepoli furono sconvolti e dissero: «È un fantasma!» e gridarono dalla paura. 27 Ma subito Gesù parlò loro dicendo: «Coraggio, sono io, non abbiate paura!».

 

28 Pietro allora gli rispose: «Signore, se sei tu, comandami di venire verso di te sulle acque». 29 Ed egli disse: «Vieni!». Pietro scese dalla barca, si mise a camminare sulle acque e andò verso Gesù. 30 Ma, vedendo che il vento era forte, s’impaurì e, cominciando ad affondare, gridò: «Signore, salvami!». 31 E subito Gesù tese la mano, lo afferrò e gli disse: «Uomo di poca fede, perché hai dubitato?».

 

32 Appena saliti sulla barca, il vento cessò. 33 Quelli che erano sulla barca si prostrarono davanti a lui, dicendo: «Davvero tu sei Figlio di Dio!».

 

Scritto da Marco Bonarini